BALENCIAGA, RITORNO AL PASSATO

1. Mini abito a palloncino a righe, Balenciaga by Cristobal Balenciaga, 1958. 2. Balenciaga by Demna Gvasalia, FW17. 3. Balenciaga FW17. 4. Abito in seta con volants, 1959. 5. Baby Doll dress, SS 1958. 6. Balenciaga FW17. 7. Abito da sera a pois, 1964. 8. Balenciaga FW17.

Parigi. Ottobre. È una mattinata grigia, di quelle tipiche giornate di inizio autunno, sospese tra la pioggia finissima e qualche barlume di luce. Siamo in piena fashion week, il traffico blocca ogni angolo della Ville. Le donne corrono o sbuffano. Sbuffano e corrono. Scrutano l’orologio – una telefonata all’autista e una alla nuova assistente poco esperta. L’invito in mano, come un segno distintivo rivolto agli altri abitanti della strada che alla vista di quel pezzo di carta devono spostarsi. Fare largo. Lasciar precedere quelle donne che sbuffano e corrono. Sotto la pioggia che ha iniziato a cadere, ora, sempre più forte, poco prima di varcare la porta d’ingresso.
Dentro è grigio. Freddo. Distante. Distaccato. Uno spazio immenso, aperto. Soffitto alto e colonne bianche, asettiche, a puntellare la stanza. Sembra un garage, una vecchia rimessa, un salone d’auto, uno di quei posti da cui vorresti uscire subito dopo esser entrata. La moquette grigia riveste il pavimento di un logo che si ripete, a caratteri stretti, a ritmo forsennato. BALENCIAGA, recita. Le donne si siedono e aspettano. Si stringono nelle sedie, cellulari alla mano, Instagram pronto a registrare il momento. Un leggero brusio che si interrompe, all’improvviso. Cala il buio. I flash squarciano l’aria nera per brevi istanti, intermittenti. Poi, di nuovo la luce. Spenta, cupa. Quasi a voler nascondere quel che verrà.

1. Cappa di velluto blu, Balenciaga, L’Officiel, 1956. 2. Cappotto a stampa animalier, Balenciaga, FW17.

Un cappotto leopardato abbottonato sulle spalle. Ricorda una foto de L’Officiel, degli anni Cinquanta. Era una cappa di velluto blu, chiusa da due fiocchi elegantissimi posati sulla parte più alta del busto. La modella sorrideva, sotto il suo cappellino bon ton e sur ton. Era una creazione di Cristóbal. La luce era forte, solare, gialla, calda. Diversa da ora, l’opposto di adesso.
Il garage dalla moquette bigia si popola di donne altissime, minute, quasi informi. Slanciate, come gazzelle, percorrono la passerella a grandi falcate. Le gambe ossute, coperte di altissimi stivali di spandex dai colori fluorescenti. Verde, rosa, azzurro, lilla, arancio. Una giovane ragazza indossa un tappetino per gonna. Di feltro, antracite, come quelli delle auto in coda fuori, nella pioggia, ad attendere, nel traffico. Un’altra sfoggia fiori che sbocciano, ridondanti, sulle tuniche abbondanti e plissettate. Leggings affusolati ed abiti microscopici a coprire poco meno di quel che sarebbe opportuno vedere. Blazer da uomo, quadretti, plaid. Borse dalle forme appuntite, tre lati tridimensionali, di pelle che sembra gomma – pneumatici che vestono un triangolo d’emergenza coi manici. Grigio e nero, fluo e neon. Come un ritratto futurista in cui tutto è in movimento, proteso verso il domani. Intrepido, incalzante. Irrefrenabile. Le modelle compaiono dal buio e attraversano la luce. Velocissime. Fugaci. Momentanee visioni che sfrecciano a velocità incontrollate mentre i flash tentano di fissarle in uno scatto – nitido, definito.
Una e ancora una e ancora una e ancora una. Come le gocce di pioggia che scrosciano, implacabili, sui vetri delle auto, in attesa, fuori, in mezzo al traffico, in piena fashion week, ad ottobre, a Parigi.

1. Balenciaga by Cristobal Balenciaga, 1959. 2. Balenciaga by Demna Gvasalia, FW17. 3. Abito da sera con piume di struzzo, 1957. 4. Balenciaga FW17. 5. Balenciaga FW17. 6. Amphora dress, 1957. 7. Balenciaga FW17. 8. Parachute dress, 1952.

Poi il buio, per qualche istante. Tutti si preparano al gran finale. La sala si illumina di una luce diversa. Nuova, vecchia. Un bianco brillante, fulgido, rischiara il garage. Il grigio si eclissa, si trasforma in neri pois, diventa un’ombra remota dietro il passato che ritorna. È un abito couture, di Cristóbal, sulla passerella di Demna. È il millenovecentocinquanta trasportato nel duemiladiciassette. È l’incontro di due mondi, vicini, lontani, incompatibili, uguali. L’enorme market bag di Demna e la delicatissima robe couture di Cristóbal. Eccesso e raffinatezza, genio e sregolatezza. La strada e il salone. L’abito a pois si accorcia in balze di taffetà ciclamino, e poi in fiori rosa sul pesante bianco, e in righe di un vestitino a palloncino, e una pletora di piume di struzzo annodate dietro il collo, e il fiocco come cintura e gonna di un lungo bustier nero, ed il “parachute” di tulle dal millenovecentocinquanta. Oggi, ad ottobre, a Parigi, in piena fashion week.

Gli abiti couture d’archivio all’ultima sfilata di Balenciaga by Demna Gvasalia.

L’archivio cammina nel garage, un lento ricordo del veloce presente. Le donne fissano la scena, incantate, disincantate, stupefatte. La pioggia continua a cadere, fuori. Le auto restano immobili, bloccate nel traffico, ferme, in attesa, mentre quegli abiti di haute couture di ieri si muovono fieri. Oggi. Immacolati, inalterati. Puri. Come se il tempo non fosse mai trascorso. Una leggenda che rivive, un mito che ritorna, un’anima che rinasce. Il futurismo si trasforma in rinascimento, Demna diventa Cristóbal e Cristóbal rivive con Demna. L’oggi come ieri, ieri che è già oggi e scorre, distratto, verso il domani.

Foto credit: Balenciaga Archive, Vogue Runway, New York Times Fashion. Collage realizzati da me.

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