ALCUNE COSE NON CAMBIANO MAI

Dries Van Noten Primavera Estate 2016
Dries Van Noten Primavera Estate 2016 – il mio outfit [ipotetico] da lunedì.

Lunedì. Sempre la stessa storia. La sveglia, quella odiosa melodia elettronica apparentemente dolce che interrompe un sogno bellissimo. Ti muovi nel letto. Vorresti dormire ma un nuovo rumore assordante viene a ricordarti che la vita ha bisogno di essere vissuta. Ti alzi, a malincuore. Inciampi nel piumone pesante che fin quando non sarà di nuovo estate non ti convincerai ad alleggerire le coperte – tanto meno i pensieri. I tacchi lasciati in un angolo, la sera prima, che si trasformano nel primo ostacolo poco visibile della giornata. Gli occhiali dimenticati sul comodino e si sa che senza non vedi oltre il tuo naso. Le prime luci del sole si confondono con il neon acceso nel corridoio di casa. Il caffè – il primo della settimana – che più provi a farne a meno, più ne bevi. Una doccia veloce e fredda per lavare via l’odore di weekend. Un velo di crema, qualche click di Touche Éclat che dicono regali otto ore di sonno mentre ti illumina il viso (e posso allegramente confermarlo). L’armadio pieno ma eternamente vuoto perché quando non hai voglia di uscire ti rifugi sempre nella banale scusa del “non ho niente da mettere”. Una gonna infilata a caso, la blusa scelta al buio e una giacchina strizzata in vita per nascondere tutto quello che [di casuale] c’è sotto. Il telefono che non squilla mai quando dovrebbe ma ci tiene a ricordarti che “sei in ritardo, stronza!” – perché in fondo un iPhone è un po’ come un uomo e si sa che agli smielati continuiamo a preferire quelli che dimenticano di accompagnarti alla macchina, quelli che dividono il conto manco fossero un’amica intima e di vecchia data, quelli che dei fiori non conoscono l’esistenza e la galanteria non li ha mai incontrati neanche lontanamente per sbaglio per un rarissimo nanosecondo del loro arco vitale.

Lunedì. Ti guardi distrattamente allo specchio. Speravi di trovare una copia mal riuscita di Beyoncé, con le gambe Gisele, il fisico di Bianca Balti, i capelli di Keira Knightley e gli occhi di Diane Kruger quando ti rendi conto che quella figurina riflessa altro non è che la sosia un po’ più vissuta, più avvezza agli sbagli e agli incidenti di percorso, di quella te che avevi lasciato solo qualche ora prima. Una sosia pallida, con le borse sotto gli occhi e i capelli in disordine – che oramai ho anche rinunciato ad addestrarli, in qualunque giorno dell’anno. Una te stanca ma con il volto disteso da un sorriso che dicono faccia bene al cuore. Una te che non ha mai smesso di sognare e di illudersi e di saltare gli ostacoli anche a costo di doverli aggirare con calma e pazienza e tempo [che manca sempre]. Che corre e insegue il sole e cerca l’arcobaleno anche se impossibile da scorgere. Quella te sempre annoiata ma con la solita paura di fare e il coraggio di sbagliare. Quella te in cerca di nuove idee da realizzare e desideri da far avverare, se solo si potesse chiedere ad un genio della lampada che nella realtà non esiste. La tua sosia dall’aria impeccabile che poi nella vita è un’eterna disadattata ed indecisa, persa su un treno preso all’ultimo istante e tra le pagine di un manuale troppo complicato da spiegare. Quella te che scrive e poi cancella, scioglie i nodi e li ingarbuglia, tesse le trame di una tela mai ultimata.

Lunedì. La solita voglia di fare di un’ape regina in letargo. Il desiderio di partire, anche solo con l’immaginazione, munita dell’unico bagaglio a mano della fantasia. La dieta che anche oggi inizia domani e la palestra che “non s’ha da fare”. Il dramma da rientro che è anche quello da inizio o da ritorno alla routine che pesa come un macigno. L’idea di indossare qualcosa di nuovo e diverso e colorato per poi ripiegare sul blu, che è il nuovo non colore, e il tulle che se non esistesse vivremmo una vita più triste. La moda che non riesci a starle dietro perché corre veloce come quel treno ad alta velocità che in un attimo sparisce dalla stazione di partenza. I fiori che sbocciano mentre tu sei in giro a rincorrere appuntamenti e a riempire carrelli – per una volta non virtuali. Qualche nota fresca di rosa e il profumo delle fresie che da un angolo della cucina pervade l’intera casa. La spiccata attitudine a risolvere i drammi sentimentali [delle altre] che dopo il weekend ti invadono come una pioggia di perle sugli abiti di Chanel. E il pensiero che forse ha ragione la mia nonna e devo davvero iniziare a pregare una qualche divinità pagana affinché il principe azzurro venga a bussare alla mia porta.

Lunedì e la serenità che sono già le diciannove, cinque è il numero dei caffè buttati giù fino ad ora, tre le volte che tento di pubblicare questo post e infinita la mia pazienza che tra breve potrebbe decidere di darsi malata.

Alcune cose non cambiano mai. Una di queste, è il lunedì. 

Buona settimana!

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