QUEL CUORE ROSSO ERA IL PRESAGIO DI TUTTO

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Modelle in tuxedo Saint Laurent by Hedi Slimane. British Vogue, 2013.

Hedi Slimane lascia Saint Laurent. 

No, non sto scherzando. Non è un pesce d’aprile anche se il mondo della moda tutto, stamattina, lo sperava. E non è neppure una barzelletta di quelle che fanno ridere ben poco, a dir la verità. Hedi Slimane dice au revoir ma in fondo le voci di corridoio lo davano fuori da Saint Laurent già da tempo (voci che erano arrivate anche a me che la moda la vivo attraverso lo schermo dell’iPad e che avevo già diffuso via Instagram settimane fa). E quel cuore rosso dell’ultima sfilata non era che un presagio di una fine ormai vicina. Imminente. Dietro l’angolo di uno scalone di marmo di un salone d’haute couture.

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Saint Laurent by Hedi Slimane, autunno-inverno 2016

Quattro anni, quindici sfilate tra uomo e donna e altrettante pre-collezioni; un nuovo logo che perde il nome di Yves, il ragazzaccio dagli occhi azzurri che diede vita alla Maison; gli incassi saliti vertiginosamente nel giro di due bienni e il restyling di un brand che stentava ad attrarre nuovi adepti. Una riforma olistica di quelle difficili da comprendere, ancor più da spiegare, ma che quell’enfant terrible ha messo in atto con spiccata naturalezza – come se creare abiti che diventino veri e propri oggetti del desiderio e che vendano e di conseguenza portino ingenti ricavi all’azienda, sia l’operazione più semplice a questo mondo.

Hedi ce l’ha fatta, a modo suo. Con le sue regole e le sue richieste e i suoi diktat e le sue idee. Rivoluzionarie certo, anticonformiste anche. Dirompenti perché una moda che non sposti l’equilibrio del pensare e del vestire una volta calcata la passerella, non può definirsi tale. Così Slimane ha trasferito a Los Angeles il design studio di Saint Laurent, da sempre nel cuore della Ville Lumière. Ha deciso che Yves non poteva più far parte di quel logo che rappresentava la Maison da egli stesso fondata, con tanto di critiche dei fedelissimi all’indimenticabile Monsieur. Ha sposato il filone Seventies che nel lontano 2012 non era poi così praticato. Ha riportato alla luce il tuxedo per la donna – anche di sera, soprattutto sul red carpet. Ha rievocato le scarpette di Dorothy che hanno investito di glitter fucsia e rosso e silver e oro gli stivaletti e le Mary Jane dell’inverno 2014. Ha riportato alla luce la Rive Gauche in una sfilata uomo che apriva l’ultimo fashion month e proponeva una donna tutta nuova, immersa nel passato e nelle stampe vintage e nelle forme maschili che fecero la fortuna di Yves. Ha fotografato ogni campagna pubblicitaria ed ogni progetto di Saint Laurent nei quattro anni di Hedi, scegliendo Cara Delenvigne e Edie Campbell e Joni Mitchell e Jane Birkin e ancora Cara e molte altre, quali muse in bianco e nero portatrici della sua riforma di moda. Ha ristrutturato la sede storica e riaperto i laboratoires de couture della Maison e se ne è servito nella sua ultima collezione – la più importante, la più intima.

Il nuovo (ormai vecchio) Saint Laurent non era il mio stile – che se amo la femminilità appena accennata di quel genio di GBV e il classicismo all’avanguardia di Kaiser Karl e il sogno ampolloso di Dolce & Gabbana, non posso professarmi una fedele indossatrice (anche solo nei miei pensieri onirici) di Hedi Slimane. Però non posso, e non voglio, non dare a Cesare quel che è di Cesare e a Hedi quel che è di Hedi. E si, lo confesso, anch’io in questi quattro anni ho desiderato un po’ di Saint Laurent nella mia vita. Sognavo ardentemente quei tuxedo maschili e dannatamente femminili, preziosi, massimalisti e minimali in un solo colpo d’occhio, con le macro paillettes che addobbavano una giacca da uomo di luminescenze dorate della prima sfilata di Hedi per Yves per la primavera estate 2013. Avrei indossato tranquillamente gli abitini monospalla con gonne a ruota e divertenti labbra come pattern di una stampa civettuola della primavera estate 2014. Sognavo di essere la British Girl della Londra bene che ammazzava il tubino bon ton della nonna con cappotti a motivo plaid nell’inverno 2014. Volevo essere anche un cigno nero vestito di tutù rosa e labbra rosse, senza però quei richiami grunge che nelle collezioni di Slimane non mancavano mai e nell’inverno 2015 diventavano echi drammatici nelle calze a rete strappate. Ho adorato le coroncine a tre zeri proposte per la primavera 2016 e quella principessa disagiata e irrequieta che si muove con nonchalance in uno slip dress lungo e volatile. E sogno ancora adesso la donna che si veste di vintage e indossa paillettes e piume di struzzo, completi sartoriali maschili e culotte glitterate, abiti di lustrini e colli di pizzo a gorgiera, maxi cinture e volumi esagerati che omaggiano la Rive Gauche di Monsieur Yves con la pre-collezione per l’autunno 2016 che sarà uno dei momenti più imitati nella prossima stagione delle feuilles mortes. E, da ultimo, quel cuore – eterno simbolo d’amore – che sagomava un cappotto di pelliccia che chiudeva la sfilata prêt-à-couture ma anche un ciclo. Quello di Hedi Slimane da Yves Saint Laurent che, con la conferma del gruppo Kering, si aggiunge alla lunga lista di designers a tempo limitato che nell’ultimo anno hanno lasciato un vuoto creativo nelle Maisons parigine.

Bonne chance Hedi – io ti ricorderò così!

Yves Saint Laurent by Hedi Slimane, primavera-estate 2013. Quando “Yves” non era ancora caduto e Hedi disegnava una donna in tuxedo.

Saint Laurent by Hedi Slimane, pre-fall 2016. A cinquant’anni dalla  Rive Gauche di Yves, la nuova Rive Gauche di Hedi. E quel logo in cui non figura più Monsieur Yves.

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