ALESSANDRO MICHELE E LA RINASCITA BORGHESE DI GUCCI

Gucci by Alessandro Michele cruise 2016
Gucci by Alessandro Michele cruise 2016

“Il pensiero per produrre un cambiamento deve essere rizomatico. Deve cioè generare un movimento capace di proliferare in diverse direzioni. Il pensiero rizomatico non ha centro, né orientamento. Si sviluppa disordinato. Si nutre di concatenazioni che creano molteplicità attraverso un continuo cambiamento delle zone di espansione.” Alessandro Michele

Ero scettica – sono sempre scettica all’inizio. Ero abituata al glamour di Tom Ford e agli anni Settanta di Frida Giannini (che ad esser sincera mi avevano stancato da qualche tempo) e quella prima sfilata – così vicina, così lontana – segnava un punto di rottura con l’ultimo decennio di Gucci. Frattura. Novità. Cambiamento. Dimenticati gli shift dress, le stampe pop, i volumi piatti e le linee sinuose. Nessun segno dell’heritage, neanche un simbolo della Maison. Un tappeto grigio e il ticchettìo che segna l’inevitabile e violento scorrere del tempo e “Il contemporaneo è l’intempestivo”: una dichiarazione che col senno di poi non lasciava dubbi sulla nuova rotta di Alessandro Michele, al timone di Gucci. Ero scettica, non capivo e non riuscivo a dare una spiegazione a quello che stava accadendo. Leggevo articoli su articoli per farmi un’opinione, scandagliavo il web ed ogni social network per saggiare le reazioni degli addetti ai lavori: alcuni osannavano la novità; i più critici riservavano parole dure, lapidarie; qualcuno restava sul vago e rimandava a settembre un o un no di quelli categorici; ma tutti sapevano che nulla sarebbe stato più come prima. Ero scettica ed ho sospeso il giudizio, come faccio sempre in questi casi. imageimageimageGucci by Alessandro Michele, Autunno-Inverno 2015. Foto credits Vogue Runway

Quattro mesi più tardi, una collezione cruise 2016 presentata per le strade di New York. L’atmosfera calda eppure tiepida di un salone borghese aperto sulle inossidabili colate di cemento. Il rosa, dolcissimo rosa. La femminilità declinata in graziose mise da collegienne di buona famiglia avvezza al lusso delle pellicce inserite in pannelli sulle giacche dal rigore militare e rosa. Le gonne midi e leggere e floreali e glicine e liquide, portate con bluse di seta chiuse da grosse corolle fissate da neri fiocchi. I completi maschili vestiti di tralicci delicati che si arrampicano sul corpo e si proiettano sul tacco solido del sandalo in raso a fasce intrecciate. Il pizzo leggero è appesantito dai ricami antichi, gli abiti rosa arcobaleno scossi da volants cuciti in lunghezza. Il mocassino Marmont che diverrà il protagonista dei desideri proibiti di tutte e una shopping bag simbolo della nuova identità di Gucci. Ero scettica all’inizio, ed ho sospeso il giudizio, ma questo per me è un – istintivo e poco meditato e condizionato dal pink che blocca ogni briciolo di razionalità e persegue le strade del cuore. imageimageimageimageimageGucci by Alessandro Michele, Cruise 2016. Foto credits Tommy Ton

Tre mesi dopo, la consacrazione di un’idea di moda che fa tendenza e la collezione primavera/estate 2016 che sancisce, sulla passerella, il nuovo corso della Maison fiorentina. Un’estetica tagliente come una melodia armoniosa intervallata da leggere stonature che ne sporcano il suono. Il guardaroba delle signorotte borghesi che emerge da un vecchio baule di abiti vintage. Il carillon emette note metalliche mentre la ballerina di Michele danza avvolta in lunghe gonne gitane, stampe macroscopiche, pattern rubati ad un tessuto da tappezzeria. Pizzi, pellicce, Mappe dei Sentimenti dipinte sulla seta, completi da scolaretta in cotone pesante, blouson sportivi e satinati. Pellami pregiati e dettagli che trasudano lusso dal più minimo inserto in coccodrillo sulla nuova Sylvie bag. L’organza timida che si scontra con le scarpe T-bar dal doppio plateau e i bijoux ridondanti che si annidano sulle dita di una mano e anche dell’altra. Gli abiti si fanno lievi, evanescenti – graziosi veli di pastelli lunghi e trasparenti – mentre i dettagli trompe-l’œuil disegnano volumi finti di paillette e quel emotivo si trasforma in un apprezzamento urlato a gran voce e confermato con sommo stupore.

Gucci by Alessandro Michele, Primavera-Estate 2016. Foto credits Tommy Ton via Instagram

A un anno dalla prima sfilata, Gucci è ossessione e desiderio, è sogno e ideale a cui tendere e fonte d’spirazione. È il pensiero rizomatico che Alessandro Michele cita nella cartella stampa della sfilata autunno/inverno 2016. È l’idea che ha prodotto il cambiamento e convertito decine di scettici e poco entusiasti ad un gusto nuovo e contemporaneamente vecchio. È uno stile hippy e rinascimentale tutto insieme, punk e romantico, geek e chic, dolce e anche amaro. È un brand che veste chiunque perché c’è qualcosa per tutte. È lo street style che sale in passerella e il catwalk che scende in strada in uno scambio continuo e incessante di idee che si fondono, creando una nuova visione d’insieme. Lo Studio 54 e i suoi sbirluccichii delle notti folli in uno smoking di macro paillettes che incontra i volumi imponenti dei lunghi abiti dalle maniche a gigot e colli a gorgiera e piume di struzzo come code di pavone rubate a Caterina de’ Medici. È una wunderkammer in cui perdere la testa e pezzetti di cuore e svuotare il portafogli e riempire il guardaroba. È il classico voglio tutto! che accompagna le cose belle che la moda sa regalare. È esagerazione e sfarzo, prepotente e inopportuno che chiama un nuovo , assolutamente meritato.

Gucci by Alessandro Michele, Autunno-Inverno 2016. Foto credits Tommy Ton via Instagram

Dodici mesi dopo lo scetticismo iniziale, sette collezioni all’attivo e l’aumento delle vendite di un misero 4,8% che in certi casi vale quanto una percentuale a più zeri, Alessandro Michele vince l’Oscar della Moda ovvero l’International Fashion Award assegnato dal Council of Fashion Designers of America e il mondo tutto si inchina dinanzi alla sua rivoluzione stilistica.

Lui che era stato chiamato a rimpiazzare Frida, improvvisa dimissionaria e sua collega da una vita.
Lui che in una settimana ha creato una collezione dal nulla, senza troppe pretese e con la voglia di mostrarsi al mondo, finalmente, dopo anni di duro lavoro negli atelier di Fendi prima, e alle spalle di Tom Ford e Frida, poi.
Lui che con spirito da kamikaze si è lanciato nel vuoto, senza imbracature, ma con la sola fervida immaginazione che ha stravolto e convinto.
Lui che “una sfilata e sono fuori” salvo scoprire che l’azienda aveva bisogno di lui. E il mondo della moda, pure.
Lui che non è GBV, né Karl, non è Dolce e nemmeno Gabbana ma con il suo tocco rischioso e degagé si è guadagnato un posto nel mio cuore e il mood della primavera e di tutte le stagioni a venire.
Lui che, sconosciuto ai più, oggi è uno dei pochi nomi da ricordare nel panorama della moda internazionale.
Complimenti Alessandro Michele! Solo applausi per lui.

“La moda è così: è come l’amore più appassionante che puoi conoscere. Non ce la fai a staccarti. O si disintegra, oppure resta impossibile separarti da una cosa che ti appassiona così tanto.” Alessandro Michele

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Gucci by Alessandro Michele Primavera-Estate 2016. Foto credits NY Times
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