PENSIERI DALLA PARIS FASHION WEEK

Giambattista Valli autunno/inverno 2016
Giambattista Valli autunno/inverno 2016

È lunedì. Piove. Fa freddo tanto che si fatica a credere sia il sette di marzo. È grigio e si sa che tra il bianco e il nero preferisco inserire le sfumature di rosa che tanto mi aggradano. Mancano quattordici giorni esatti alla primavera ma di sole e tepore non resta che un vago ricordo delle stagioni passate. A Parigi c’è la fashion week mentre Milano e l’Italia tutta è ancora immersa nella propria settimana della moda, e fin quando non arriveranno Karl e GBV e Maria Grazia e Pierpaolo a risollevare le sorti della Ville Lumière, non ci resta che continuare a nuotare nel caos perfetto di Alessandro Michele e Miuccia Prada.

Sei giorni di sfilate già conclusi ed ho dovuto attendere il settimo per quel sano stupore che della fashion week dovrebbe essere il fil rouge. E l’artefice del primo wow! che proviene direttamente dal cuore è sempre lui, Giambattista Valli – che poi è anche il mio grande amore – e la femminilità appena accennata e il romanticismo spiccato che non mancano mai nel guardaroba della Valli-girl.

Sei giorni di fashion week e questi sono i momenti migliori che la Signora di Ferro ci ha regalato.

La palette di colori più interessante è quella di Rochas: ci sono i toni caldi della terra e quelli aspri del cielo e i bagliori di luce del raso e le calzette pastello e i fiori che si intrecciano qua e là a questa commistione perfetta di nuances.

Demna Gvasalia debutta da Balenciaga dopo l’addio di Alexander Wang e dalle undici e trenta minuti primi di domenica mattina il web non parla d’altro. Sarà che il genio di Vêtements che vende alla modica cifra di 900 € dei comunissimi jeans dal fondo asimmetrico e sfilacciato saprà il fatto suo. Sarà che Cristobal Balenciaga in questa collezione c’era, davvero: nei tagli morbidi ed eleganti dei completi di flanella, nelle linee couture di un pantalone che sembra quasi un’opera d’arte, nel mix di fiori stampati e incollati in un drappo di stoffa dal sapore vintage, nei dettagli (come le calze candy-cane) cha fanno sempre la differenza. Sarà che Parigi veniva da una settimana di moda alquanto piatta ed è bastato un pizzico di novità per riportare un po’ di linfa vitale ai piedi della Ville Lumière.

Il nuovo inizio di Riccardo Tisci da Givenchy che dopo aver festeggiato i primi dieci anni al timone della Maison che fu di Hubert ha voluto stravolgere i canoni finora utilizzati, cercando nuove ispirazioni. Con il rigore militare sempre vivo e le giacche costruite su più strati e le influenze dell’antico Egitto usate come pattern per gli abitini color sabbia e l’occhio di Horus come ciondolo da appendere al collo e le stampe metalliche che ricordano le vetrate elaborate della Cattedrale di Notre-Dame.

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Givenchy by Riccardo Tisci

L’effetto trompe-l’œuil che sarà uno dei trend di punta del prossimo inverno. Oltre all’abbigliamento da camera riadattato a day-wear e al velluto che forse riusciremo a sconfiggere il poliestere per qualche mese e i glitter buttati ovunque e il tacco a cono che torna prepotente. L’illusione di un finto fiocchetto posizionato su una blusa leggera o di un sabot con calzetta che in realtà è uno stivale al ginocchio ci perseguiteranno. Come questa illusione ottica di Givenchy proposta in più varianti di colore ma tutte con lo stesso escamotage artistico che inganna l’occhio di un osservatore poco attento.

 

Le Maisons senza un designer che a Parigi rimano con Lanvin e Dior. Una collezione affidata ai rispettivi uffici stile col compito di colmare il gap al vertice creativo dopo gli abbandoni di Alber Elbaz e Raf Simons. Un lavoro senza infamia e senza lode per dirla alla dantesca maniera, che attinge all’heritage cercando prospettive inedite e una nuova identità che fatica ad essere attesa quando manca un riferimento, una guida, un creatore di sogni e di illusioni di moda, un nome al quale attribuire meriti e colpe, una figura che raccoglie quell’applauso finale che in un fashion show non manca mai.

Nota a margine: Mentre scrivo sta sfilando Saint Laurent con una collezione haute couture che arriva all’improvviso e all’insaputa di tutti, con le modelle che scendono lo scalone di marmo accompagnate dal solo rumore dei tacchi e delle paillettes che sfrigolano sull’abito e contro il corpo. Senza colonna sonora se non una voce che annuncia il numero dell’uscita e i click dei fotografi che si affannano a catturare il momento. Si mormora che sia l’ultima sfilata di Hedi Slimane per la Maison di Monsieur Yves ma non ci resta che aspettare notizie più precise. Voci di corridoio danno Hedi come il sostituto di Karl Lagerfeld che sarebbe pronto a lasciare Chanel. Nessuna conferma, nessuna smentita. So solo che non sono ancora pronta psicologicamente ad un (presunto e temutissimo) addio dell’Imperatore della Moda – Luminoso Karl, non ci lasciate, questo bellissimo e affascinante mondo ha ancora bisogno del Vostro tocco innovatore.

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