LEO, IO E KATE CI ABBIAMO SEMPRE CREDUTO – E ALTRE DISSERTAZIONI SUGLI OSCARS (DELLA MODA)

Leonardo DiCaprio e Kate Winslet
Leonardo DiCaprio e Kate Winslet

Che si sappia, io in Leonardo DiCaprio ci ho sempre creduto. E l’ho sempre sostenuto. Fin dal lontano 1998, quando è iniziato tutto. Io, bambina di appena sette anni che vestiva le Barbie ma sfogliava le riviste dei grandi. Lui, idolo delle adolescenti di tutto il mondo, fidanzato immaginario delle sorelle maggiori e sogno proibito delle zie. Io che ho costretto mia madre a portarmi al cinema per vedere il Titanic, per poi aspettare sei mesi ed acquistare il VHS e riguardarlo non meno di altre quindici volte. E l’ho obbligata a comprarmi una t-shirt color zucca matura con stampato il faccino di Leo e Kate, gli eterni Jack e Rose. E l’ho indossata per un’estate intera quella maglietta adocchiata in una bancarella di un mercatino perso in chissà quale meandro del Bel Paese. Poi è stata la volta di Romeo + Juliet, The Wolf of Wall Street, Revolutionary RoadIl Grande Gatsby che oltre a Leo mi ha fatto innamorare dei costumi di Prada (ça va sans dire!), e per ultimo The Revenant. Accanto al Leo attore, c’è stato il DiCaprio latin lover che ha collezionato modelle senza mai riuscire a portare all’altare quella giusta, che per me è sempre stata Kate Winslet – e sempre lo sarà. Nel frattempo Leo è diventato ambientalista, filantropo e accanito sostenitore di progetti umanitari, continuando a recitare e conquistando sei candidature agli Oscars. Ma quella statuetta dorata e tanto ambita l’ha sempre vista da lontano, con il primo piano del bel faccino che ogni volta diventava più sconsolato e ad ogni statuetta mancata ti veniva l’istinto irrefrenabile di stringere il televisore per consolarlo. Ogni anno c’era un Matthew McConaughey qualunque a salire sul palco e raccogliere l’applauso, mentre il mondo intero continuava a sperare per lui. Per Leo. E io il premio glielo avrei consegnato tutte e cinque le volte in cui la giuria degli Academy Awards ha preferito altri. Ma loro no. Loro non hanno mai voluto tributarlo del meritato riconoscimento al punto che domenica sera, quando qualsiasi agenzia di scommesse mondiale lo dava per favorito, Leo si è presentato sul red carpet con la rassegnazione di chi sa che mancherà  l’obiettivo – anche quest’anno.

Leonardo DiCaprio e Kate Winslet
Leonardo DiCaprio e Kate Winslet

Accanto a lui c’era Kate, l’eterna Rose, e gli sguardi che ai tempi del Titanic ci hanno fatto innamorare di quella coppia. Mano nella mano, in posa davanti ai flash dei fotografi impazziti di fronte a quei due. Le occhiate intense che ti riportano a Céline Dion che cantava “My heart will go on” mentre Jack e Rose si perdevano nel tramonto. E Kate ci ha sempre creduto, in Leo. E quell’abbraccio a cerimonia finita e le mani incrociate con le lacrime agli occhi quando Julianne Moore (anche lei commossa) pronuncia la frase di rito “and the Oscar goes to…” seguita finalmente da quel nome. Ventidue anni dopo la prima nomination, cinque statuette perse e un enorme bagaglio di delusioni accumulato, Leonardo DiCaprio vince l’Oscar come miglior attore protagonista. Ma io e Kate ci abbiamo sempre creduto. E quell’abbraccio lungo due decenni ne è la dimostrazione. Ora, anche la mia innegabile défaillance stilistica dell’estate del 1998 con la maglietta arancio saturo e il faccino stampato di Leo e Kate, eterni Jack e Rose, ha trovato un senso. Perché è vero che nella vita l’importante è crederci. Ed io, in Leo ci ho sempre creduto.

Espletata la parentesi sentimentale di questi Oscars 2016, veniamo a quello che di ogni cerimonia di questo genere ci interessa davvero: il red carpet e la moda del tappeto rosso e i look e i designers e le cadute di stile.

Best Dressed

Julianne Moore in Chanel Haute Couture
Julianne Moore in Chanel Haute Couture

Al primo posto della classifica delle best dressed della notte degli Oscars c’è lei: Julianne Moore, la chioma rossa più famosa di Hollywood. Cinquantasei anni di eleganza ed indiscutibile bellezza che io firmerei subito il patto col diavolo per arrivare, alla sua età, con un decimo del suo fascino. Perfetta ed impeccabile, con un abito di pizzo nero disegnato da quel genio di Karl Lagerfeld e approdato a Los Angeles direttamente dall’ultima sfilata d’alta moda della Maison di Coco. La adoro. Punto.

Cate Blanchett in Armani Privé
Cate Blanchett in Armani Privé

Sembra un tappeto in fiore o un rigoglioso fondale marino, Cate Blanchett. E anche se il Givenchy rosa by Riccardo Tisci (indossato agli Oscars del 2011) resterà per sempre uno dei momenti di moda più alti degli ottantotto anni della manifestazione, il connubio Cate + Mr. Armani è un’alleanza che non delude mai. Perfetta anche in questa versione Sirenetta.

Brie Larson in Gucci by Alessandro Michele
Brie Larson in Gucci by Alessandro Michele

Bella anche Brie Larson in un meraviglioso abito blu disegnato da Alessandro Michele per Gucci. Plissettature e volants posizionati a tutta lunghezza a dare movimento alla lunga gonna. Peccato per l’hairstyle da scolaretta in prima elementare.

Daisy Ridley in Chanel Haute Couture
Daisy Ridley in Chanel Haute Couture

Carina Daisy Ridley, in Chanel Haute Couture, anche per lei, fresco di sfilata. Certo, con Chanel non si cade mai in errore ma per i suoi ventiquattro anni avrei scelto qualcosa di più giovanile (magari uno dei coordinati bianchi e preziosi della stessa collezione di questo vestito argento incrostato).

Le altre

Oscars16
Olivia Wilde in Valentino Haute Couture. Rooney Mara in Givenchy by Riccardo Tisci. Lady Gaga in Brandon Maxwell.

Bride to be. Bellissime in bianco. Olivia Wilde è perfetta in Valentino Haute Couture anche se la collana ornamento proposta in sfilata l’avrebbe resa impeccabile. Meraviglioso anche il retro, con la schiena nuda e due intricate alette all’altezza delle spalle. Il choker è di troppo ma l’acconciatura è giusta. Rooney Mara è la classica mela che non cade mai lontano dall’albero. Sul tappeto rosso indossa sempre – sempre – Givenchy. In bianco o in nero. C’è da dire che Riccardo Tisci sa come creare ogni volta qualcosa di nuovo, tenendo fede alle preferenze di Rooney. E questo abito in pizzo ne è la dimostrazione. Anche sul beauty look nessuna novità e il tipico rossetto rosso che infiamma l’incarnato diafano. Quando Lady Gaga si toglie le vesti da fenomeno da baraccone e si veste da sciura, non può che ottenere una standing ovation di tutto rispetto. Incantevole la jumpsuit candida creata per lei dal suo amico e personal stylist e designer Brandon Maxwell.

Oscars16
Margot Robbie in Tom Ford Saoirse. Ronan in Calvin Klein. Charlotte Rampling in Armani Privé.

Le Paillettate. Non c’è red carpet senza una cascata di paillettes. In questo caso Margot Robbie voleva personificare la statuetta degli Oscars e c’è riuscita in pieno. Saoirse Ronan sceglie un Calvin Klein verde smeraldo che le sta semplicemente d’incanto. Charlotte Rampling sarà anche agée ma l’eleganza con cui sfoggia questa creazione monacale di Re Giorgio è assolutamente up-to-date.

Oscars16
Tina Fey in Versace. Naomi Watts in Armani Privé. Reese Whiterspoon in Oscar de la Renta.

Purple Rain. Dicono che il viola porti sfortuna ma forse il detto è valido solo per la TV e ben tre attrici hanno osato questa nuance sul tappeto rosso. C’è da dire che gli italiani hanno quel quid che li contraddistingue e che in questo caso si vede tutto. Reese Whiterspoon in Oscar de la Renta (taffetà? Nel 2016?) non regge il confronto con il Versace di Tina Fey e l’Armani Privé paillettato di Naomi Watts (anche se il girocollo e la clutch cozzano un po’ con il look).

Oscars16
Isla Fisher in Marchesa. Alicia Vikander in Louis Vuitton. Emily Blunt in Prada.

Le applicazioni solo se silver. Graziosa Emily Blunt in rosa baby by Miuccia. Ogni dettaglio è giusto e il look risulta armonico. Alicia Vikander veste sempre e solo Louis Vuitton ma Nicolas Ghesquière non è esattamente Riccardo Tisci, e si vede. Carina l’idea dell’abito giallo e a sbuffo ma il taglio asimmetrico non lo trovo entusiasmante. Isla Fisher in Marchesa un tantino démodé.

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Hannah Bagshawe in Alexander McQueen. Jennifer Lawrence in Dior Haute Couture. Jennifer Garner in Atelier Versace.

Le Back to Black. Il nero, quanta ovvietà. Sobria ed elegante Hannah Bagshawe che ha mollato per un secondo il braccio del marito Eddie Redmayne solo per la foto. Con pochi fronzoli la creazione di Sarah Burton ma con quel decoro dorato posizionato al punto giusto. Non solo si è presentata in ritardo e a cerimonia già iniziata, ma Jennifer Lawrence si è anche vestita da matrona. L’abito è un Dior Couture che sarebbe stato guardabile se fosse rimasto fedele alla lunghezza al polpaccio proposta in sfilata che, in ogni caso, non era adatta ad un evento così prestigioso. Semplice Jennifer Garner in nero Atelier Versace ma Donatella sa come enfatizzare il corpo di una donna e qui si vede tutto il suo talento sartoriale.

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Jennifer Jason Leigh in Marchesa. Heidi Klum in Marchesa. Sofia Vergara in Marchesa.

Le Marchese in Marchesa. Perché gli Americani continuino a scegliere Marchesa sul red carpet non è dato sapere ma nessuno di questi look è adatto all’occasione. Tutto troppo vecchio, comprese le scelte beauty.

Oscars16
Patricia Arquette in Marina Rinaldi. Olivia Munn in Stella McCartney. Charlize Theron in Dior.

Le Monocromatiche. Non sempre le tinte unite rappresentano la soluzione peggiore. Anzi. Statuaria Olivia Munn in arancio Stella McCartney. Manca qualche bling bling che l’avrebbe fatta risaltare ancor più. Elegante Patricia Arquette in un abito di Marina Rinaldi adatto alle sue forme giunoniche. Sempre la solita Charlize Theron che mette su quel drappo di seta rubino, scollo profondo e portamento regale.

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Amy Poehler in Andrew Gn. Kerry Washington in Atelier Versace. Kate Winslet in Ralph Lauren.

Perché non siete rimaste a casa? Per me Kerry Washington è quella dell’abito rosa di Prada allo scorso Met Gala e a questo Atelier Versace non trovo un senso. Da qualche mese Kate Winslet sceglie Ralph Lauren sul red carpet e da qualche mese continua a sbagliare. Forse è il caso di cambiare stylist? Amy Poehler voleva assumere le vesti della fatina delle fiabe senza alcun risultato utile. Peccato per lei.

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