POS – PENSIERI IN ORDINE SPARSO

Diane Kruger in Chanel per Glamour Italia
Diane Kruger in Chanel per Glamour Italia 

Ne son successe di cose nella moda dall’ultima volta che ho scritto dei pensieri in ordine sparso. Designers che hanno lasciato e non sono ancora stati sostituiti, capsule collection in uscita e gia sold out, nuove leve che si impongono con la forza dei grandi maestri… Così, a soli due giorni dal kick off della New York Fashion Week (e con la coroncina di reginetta del live streaming che mi accingo a riprendere), mi sembra doveroso fare un breve riepilogo su quanto successo negli ultimi mesi.

Grace Coddington ha abbandonato il suo ruolo di Direttore Creativo di Vogue America. Sarà impegnata in nuovi progetti personali esterni alla rivista (un profumo in collaborazione con Comme des Garçons e altri impegni non ancora resi noti) ma continuerà ad “affrescare” le pagine patinate realizzando pochi editoriali all’anno mentre presenziarà alle sfilate sempre seduta accanto a Mrs. Wintour. Vogue America, quindi, lascia andare il suo Michelangelo; ora cosa ne sarà del Papa?

– La notizia è di quelle inaspettate (ma non ancora confermate) e che arrivano all’improvviso a rompere la calma piatta di un pomeriggio di fine gennaio. Phoebe Philo – la mamma della Boston Bag e dei sandali con pelliccia e dei tagli asimmetrici del minimalismo puro – potrebbe lasciare Céline subito dopo la Paris Fashion Week. Un colpo di scena che nessuno avrebbe potuto immaginare e le cui motivazioni sembrano sconosciute ai più. Dove sarà diretta Phoebe Philo? Perché di posti vacanti nella moda ce ne sono moltissimi.

– Con un comunicato stampa di quelli che hanno il potere di stravolgere gli equilibri dell’intero fashion system, Burberry (attraverso le parole del CEO e Direttore Creativo Christopher Bailey) proporrà due sole sfilate per l’anno domini 2016: una per l’autunno-inverno e una per la primavera-estate accorpando in un unico show le collezioni uomo e donna e consentendo agli acquirenti di acquistare i capi di sfilata subito dopo la stessa. Un nuovo modo di pensare la moda che si allontana sempre più dall’occhio critico degli addetti ai lavori seduti sugli spalti e si avvicina ai clienti, il vero motore (economico) di un brand. Perché uno spazio sulle pagine di Vogue è importante – fondamentale anche – ma il business si fa con le vendite e quelle sono “gestite” solo dai compratori.

Tom Ford prende spunto da Burberry ma rincara la dose. Stanco della moda che non sta al passo con le stagioni, il designer e all’occorrenza fotografo e scrittore e giornalista e stylist, cancella dal calendario della London Fashion Week il suo show per l’autunno-inverno 2016/17 e lo riprogramma a settembre quando la stagione fredda sarà di nuovo alle porte e le pellicce che sfilano in passerella potranno essere acquistate – ed indossate – dalle clienti (a molti zeri) nelle boutique, ad un giorno di distanza dal fashion show, abbattendo quei sei mesi di scarto che separano una settimana della moda dall’arrivo in store della collezione. Una novità, certamente, ma sarà vincente? Ai posteri l’ardua sentenza, come scriverebbe il Manzoni!

– Tra soli due giorni sarà in vendita l’esclusiva capsule collection della irriverente Carine Roitfeld in collaborazione con Uniqlo. Le prime immagini lasciano presagire il tutto esaurito nel giro di un’ora (o poco più) perché chi non vorrebbe un paio di eleganti calze di pizzo da abbinare alla pencil skirt in tipico stile Mademoiselle C? Il problema è che i capi non possono essere spediti al di fuori degli Stati Uniti d’America e ancora una volta, noi donne europee, dovremmo accontentarci dell’ampio bagaglio di proposte firmate Zara.

– Sempre in tema di capsule collection, Olivia Palermo ha disegnato qualche decina di pezzi per Nordstrom mentre Charlotte Olympia ha momentaneamente abbandonato le sue scarpe per realizzare la Kitty Unplagged in team con Agent Provocateur. In territorio italico invece (i miei adorati) Dolce & Gabbana hanno fatto discutere il web tutto con la loro collezione di borse a tema famiglia, canonica e gay-friendly, intervenendo sullo scottante tema delle unioni civili.

Olivier Rousteing, invece, si è dedicato ai più piccoli ed ispirato da North West (primogenita dei Kimye nonché unica bambina al mondo a poter indossare creazioni realizzate in esclusiva per lei dalla maison d’oltralpe) ha deciso di fondare la prima linea childrenswear per Balmain. L’idea è quella di far sì che i bambini possano avere il loro guardaroba ispirato a mamma e papà, in versione mignon. Et voilà, cinquantacinque capi pronti ad essere acquistati dai fortunati “nanerottoli” dell’intero globo. I prezzi? Convenienti se si pensa che vanno dai 190 € per una T-shirt col semplice logo stampato ai 5500 € (si, avete letto bene) per abiti incrostati e cappottini preziosi – praticamente quanto il valore del mio intero armadio, scarpe comprese. Piccoli ereditieri crescono!

– Parlando di nuovo di cambio ai vertici delle maison di tutto il mondo, ci sono molti posti lasciati vuoti e da ricoprire e ancora poche conferme sui successori. Ma procediamo con ordine: Raf Simons ha lasciato Dior a fine duemilaquindici e non è ancora stato “rimpiazzato” tanto che l’ultima sfilata haute couture del brand francese è stata orchestrata dal team creativo interno con risultati alquanto soddisfacenti. Pare che Sarah Burton, attualmente impegnata da Alexander McQueen, potrebbe essere la guida adatta a portare avanti l’heritage di Monsieur Dior ma ancora tutto tace. Alexander Wang non ha rinnovato il suo contratto con Balenciaga e, al momento, ha intenzione di dedicarsi unicamente al suo brand. Anche per la maison di fondazione spagnola, il nome del successore è ancora sconosciuto. Last but not least, Alber Elbaz dice addio a Lanvin: dopo quattordici anni di sodalizio, per il libanese è il momento giusto per imbarcarsi in nuove avventure. Per Elbaz potrebbero sbarrarsi le porte di Avenue Montaigne, con la nomina a Direttore Creativo chez Dior ma anche in questo caso, nessuna conferma e nessuna smentita. Certo è che il rimpasto nel fashion system è di quelli che farà discutere e forse, a conclusione del prossimo mese di sfilate, arriveranno le prime risposte – o almeno spero, che la curiosità è donna ed io non vedo l’ora di scoprire i nuovi orizzonti della moda.

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