IN UN’ALTRA VITA COME QUEEN BEY

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Beyoncé in Gucci by Alessandro Michele 

Un lunedì che possa definirsi tale è un giornata caratterizzata da un alto tasso di pigrizia mista a nostalgia per il weekend appena trascorso, mescolata ad un pizzico di noia e qualche goccia di sana isteria per ogni minimo intoppo mattutino che in qualsiasi altro giorno della settimana sembrerebbe banale routine. Ma il lunedì, no. Il lunedì si combatte con i capelli che non hanno intenzione alcuna di stare al loro posto, sospesi tra l’asta dell’occhiale da vista di Chanel e l’orecchino indossato al volo sulla soglia di casa. La pioggia che contribuisce ad aumentare la malinconia da rientro (o da inizio) e il cielo grigio e tetro che non aiuta a trovare un briciolo di buonumore. Il traffico in strada che sembra di essere sul raccordo e invece siamo ancora in una via semi-deserta del paesello sperduto. Gente irritabile che finisce per irritare anche te che aspetti distrattamente il secondo caffè della giornata – forse è già il terzo. Il tuo orologio preferito caduto rovinosamente a terra la sera prima e la frenesia da tenere a bada tra un rapido sguardo all’iPhone e un’occhiata all’agenda solo per renderti conto che sei in ritardo e sei solo al primo appuntamento. Ma il lunedì è così, e abbiamo imparato a conviverci e a mostrarci più pazienti e più clementi. O forse ci stiamo ancora provando e probabilmente non riusciremo a trovare il modo di affrontarla serenamente, questa giornata.
Poi ci sono quei lunedì che iniziano con il piede sbagliato ancor prima di buttarsi un po’ di acqua fresca sul viso per costringere gli occhi a schiudersi. È il primo giorno nel calendario cinese, è l’anno della scimmia ed io ho scoperto da poco di esser nata sotto il segno della capra (ecco, detta così sembrerebbe un’offesa). Sono le 7:37 e il solito bicchiere di acqua calda e limone è lì ad attendermi – che mi ostino a berlo da un mese ma non ha ancora sortito alcun effetto. Siamo a sei giorni da San Valentino e cuori e liste dei regali perfetti popolano il mondo – reale e virtuale – mentre le single dell’universo tutto meditano se trasformarsi nello stereotipo della gattara di un qualsiasi film sentimentale (o per meglio dire drammatico) o in una moderna Carrie Bradshaw (in piena crisi economica) in cerca di un nuovo paio di scarpe (low cost) alle quali donare un po’ d’amore – che per i prìncipi e gli sceicchi c’è da attendere ancora un po’. Ed è il lunedì post Super Bowl ovvero l’evento sportivo americano più seguito dell’anno. Quello che tutti si siedono sul divano, birra in una mano, hot dog nell’altra, match in TV. Anche se non si ama il football e non si conosce la regola del touchdown poco importa – un po’ po come noi donne del Bel Paese con i mondiali di calcio, che non capiremo mai quando la palla è in fuorigioco ma ci sacrifichiamo a quei novanta minuti di cadute e tiri in porta solo per un primo piano di qualche calciatore vagamente attraente. Ma mentre a noi italiane tocca la Domenica Sportiva, gli americani si godono l’halftime generosamente sponsorizzato da Pepsi, con quella strafiga di Beyoncé che se solo potessi rinascere vorrei incarnarmi in lei. Sì perché mentre io bevevo acqua e limone a stomaco vuoto a mo’ di rito apotropaico, Queen B agitava il suo sedere super sodo a suon di Formation (il nuovo singolo tirato fuori dal cilindro magico appena ventiquattro ore prima e che continua a ronzarmi in testa insieme a quegli abiti stupendi di Gucci indossati nel video), abbracciata a Chris Martin e Bruno Mars – che gli americani ci tengono a fare le cose in grande e un solo cantante per il cinquantesimo Super Bowl non poteva bastare. Un paio di acuti fasciata nel suo body striminzito firmato Dsquared2, tanto per ricordare al mondo che lei è la regina e le corone sa portarle molto bene – certo con quei capelli afro giochi facile, Queen B! Gambe marmoree che non lasciano intravvedere il minimo accenno di cellulite e qualche passo di danza (perfettamente in sincro) che toglierebbe il fiato alla più esperta ballerina mentre lei no, Beyoncé ci canta sopra e senza nessuna stonatura. Con tutta la nonchalance che a una regina si conviene. Quasi a prendersi gioco di noi povere mortali che ripetiamo serie infinite di squat e massaggiamo crema snellente tutte le sere e rinunciamo al carboidrato violento anche dopo una giornata a digiuno e scegliamo insalate insipide perche le fibre, si sa, fanno bene. Ecco, Queen B, sappi che se esiste una qualche giustizia divina, in un’altra vita potrei reincarnarmi in te e stai pur certa che verrò a svegliarti shakerando il fondoschiena mentre tu bevi caffè – un lunedì qualunque, a sei giorni da San Valentino.

Beyoncé in Dsquared2, Bruno Mars in Versace e Chris Martin
Beyoncé in Dsquared2, Bruno Mars in Versace e Chris Martin

Nota a margine: il Super Bowl è tutto americano ma i vestiti sono disegnati rigorosamente da Italiani che si sa con ago e filo non hanno rivali. E se anche Vogue America arriva a notare che di designers statunitensi non c’era neppure l’ombra al Levi’s Stadium, se non nelle sneakers indossate da Bruno Mars e Chris Martin, un motivo ci sarà. E la giustizia divina esiste davvero. Perché Lady Gaga ha chiesto ad Alessandro Michele di creare per lei un outfit che gridasse: “Americana!” e Beyoncé ha scelto Dean e Dan Caten (canadesi di nascita ma milanesi di adozione) e Bruno Mars si è affidato alla trasgressiva Donatella Versace. E noi italiani continuiamo a muovere i fili di questo magico mondo che è la moda.

Lady Gaga in Gucci by Alessandro Michele (da notare le platform in due colori: una bianca e rossa in pelle e l'altra glitterata blu)
Lady Gaga apre lo show cantando l’Inno Nazionale in Gucci by Alessandro Michele (da notare le platform in due colori: una bianca e rossa in pelle e l’altra glitterata blu)
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