PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

Dolce & Gabbana alta moda
Dolce & Gabbana alta moda

Prima che sia troppo tardi – che forse lo è già.
Prima che la moda ci travolga di nuovo con il suo flusso instancabile di idee e sorprese. E settimane – di moda.
Prima che febbraio entri nel vivo e i saldi si eclissino dietro l’ultimo scampolo di poliestere relegato nell’angolino disordinato di Palazzo Bocconi.
Prima che l’ennesimo acquisto da Zara ci faccia rimpiangere quella carta prepagata non ancora scarica.
Prima che l’essenza di pesca gialla e camelia di Chanel evapori dal mio viso – che le novità beauty della maison dalla doppia C non la smettono di tentarmi con il loro fascino discreto e prepotente e rigorosamente a doppia cifra, stavolta dall’interno di una beauty room della profumeria di fiducia con massaggio in allegato.
Prima che la Metropolis faccia il suo debutto al primo raggio di sole – e si, finalmente l’ho comprata quella mini bag dannatamente irresistibile, ancor meno se scontata del 30%.
Prima di decidermi ad acquistare il primo capo in versione “petite” che se non arrivi ai 170 centimetri di altezza non puoi mica pretendere che l’abito midi si fermi poco più giù del ginocchio e non accarezzi le caviglie.
Prima che il carrello di Asos si svuoti e si riempia ancora.
Prima che il rosa quarz e l’azzurro serenity colorino le vetrine e il nostro guardaroba questa primavera, e l’anno tutto.
Prima di quella gonna plissettata che sia giusta di vita e lunga quanto basta a coprire tre quinti di gamba e che non troverò mai.
Prima che un nuovo cappotto si aggiunga all’esiguo numero di capispalla in limitati colori.
Prima che il corriere citofoni per la centesima volta nell’anno domini 2016 – che se la sessione invernale ti costringe a stare china sui libri, lo shop online di Zara (e Mango e Net-a-porter e Shoescribe) è aperto 24/7.
Prima che i vapori dell’haute couture svaniscano dai miei sogni – proibiti, ça va sans dire – e prima che l’ennesima newsletter ci ricordi che tra dieci giorni è San Valentino e spiegatelo voi ad un account cieco-muto-e-sordo che di sceicchi e principi azzurri non v’è ombra. Neppure quest’anno.

Sono cambiate un po’ di cose dall’ultima volta che ho aperto un foglio bianco per buttar giù qualche pensiero di stile. Le midi skirt si sono impossessate delle fashioniste tutte – e anche di me. I leggings popolano una misera cesta delle ultime occasioni nel low cost di turno e stanno pian piano scomparendo dalla nostra vista – e finalmente aggiungerei. Il leopardo è il nuovo nero che ormai lo si porta con tutto e lo si dipinge su qualsiasi capo – d’abbigliamento e non – e ci metterò qualche stagione ad apprezzarne il fascino recondito, questo è certo. I capispalla si indossano accoppiati che non ci sono più le mezze stagioni e ritorna l’antica arte della nonna di vestirsi a cipolla. I collants sembrano passati di moda ma se Gigi e Kendall e AdR riescono a farne a meno anche con temperature prossime allo zero, io preferisco i miei 300 denari total black, satinati e felpati. Ho finalmente comprato la Metropolis by Furla dei miei sogni (l’ho già detto, ve’?), color salvia che più neutro non si potrebbe, e per di più in saldo – quando si dice l’affare. Mi sono arresa al fascino delle sneakers ZX flux (ma in versione fashion Adidas by Rita Ora) e dopo averle indossate quasi ininterrottamente per quattro giorni d’autunno a Milano, tra le scale del Duomo e una lunga passeggiata al Sempione e per i vicoletti di Brera e fino a Porta Romana, non posso più farne a meno che ormai sono diventate il mio passepartout giornaliero. Ho accumulato quantità elevate di scarpe nere di ogni foggia, in versione high & low-cost, mentre continuo a preferire il blu al black per vestiti e non. Ho finalmente trovato quel culotte pant che cerco da epoche preistoriche quando dei pantaloni a metà gamba ce ne eravamo accorte in pochissime – al mondo. E ho aggiunto un’imponente massa di poliestere alla lunga sfilza di capi appesi immobili nel mio guardaroba sempre più in preda al caos. E poi, Cara ha detto addio alle passerelle e ora siede in prima fila da Chanel col suo fedele pet; Gisele resta la modella più pagata al mondo – e anche la più figa; Olivia continua a disegnare capsule collection, stavolta per Nordstrom; nel fashion system c’è un via vai di designer e ancora non ci è dato sapere chi sostituirà Raf da Dior; Leonardo di Caprio continua a collezionare statuette e forse questa è la volta buona che la giuria degli Academy Awards (aka Oscars) si ricordi della sua esistenza per quel premio atteso dal lontano 1998 – sarebbe cosa buona e molto giusta. La vita al paesello continua ad essere noiosa mentre le giornate capitoline non mancano di stupire. Ed io sono ancora qui, a sbavare di fronte ad una nuvola di tulle rosa e ad una cascata di paillette raccolte in delicatissimi decori e a sognare tutte quelle meraviglie che la Moda – quella autentica – ci offre, tra una tazza di camomilla e una manciata di foto in alta risoluzione.

Prima che anche oggi si trasformi in ieri e il domani ci svegli con la sua selvaggia realtà, torno a diffondere i miei piccoli pensieri di stile, fatti di sogni e tinti di rosa. Prima che sia troppo tardi – che forse lo è già.

Buonanotte,

PPS

Giambattista Valli haute couture
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Gucci by Alessandro Michele
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Chanel haute couture
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Armani Privé haute couture
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