STORIA DI UN RE E DELLE SUE PRINCIPESSE

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C’era una volta un Re che amava le donne. Le amava perché le apprezzava e sapeva esaltarle come si conviene. Il Re voleva diventare un eroe e credeva che salvare le vite fosse la chiave per ottenere i superpoteri. Ma non sempre la realtà corrisponde all’immaginazione, e anche il Re, umano come noi, dovette arrendersi al suo destino e sposare la sua missione: curare i corpi e i cuori delle persone, senza bisturi e interventi chirurgici, ma con foglio e matita e ago e filo. E la mente libera per rivoluzionare il mondo.

Un'immagine di Giorgio Armani dei primi anni Ottanta, stampata su un abito esposto all'Armani Silos a Milano
Un abito della collezione autunno-inverno 2011 di Giorgio Armani accoglie i visitatori dell’Armani Silos (il palazzo espositivo della Maison, inaugurato a Milano)

È un Re che disegna sogni e realizza abiti che dei sogni rappresentano l’espressione più sublime. Modella la seta, stropiccia il tulle e taglia con rigore il raso. Fluidifica i tessuti, soffia polvere di glitter sulle gonne lunghe e vaporose e incastona gemme preziose nei labirinti del pizzo. È il Re che tutte vorrebbero perché i fiori non li regala ma te li cuce addosso, corolla rossa su drappo nero. E di diamanti ti impreziosisce le spalle con una colata di cabochon che illumina più di una pietra sfaccettata. E le scarpette le chiude con un delicato cinturino così che tu, principessa, possa correre via allo scoccare della mezzanotte, senza lasciare tracce. È un Re che ama le donne in tailleur maschili e sartoriali e aggraziati da quel lucente satin appoggiato sui fianchi, stretto in vita dal maxi nodo che accarezza le forme, proiettato fin oltre il polpaccio per slanciare la gamba come quella di una super-modella. Il Re che negli ultimi quarant’anni ha fatto della moda il suo sogno ad occhi aperti. Ha vestito dive internazionali sui tappeti rossi più illustri. Ha diffuso il Made in Italy nel mondo fondendo la preziosa arte manifatturiera del Bel Paese con le ispirazioni dell’estremo Oriente e le foreste esotiche e la giungla metropolitana e il traffico suburbano. È un Re che ha insegnato alle donne a dimenticare il nero per scoprire la potenza del blu; ha addolcito il bianco con quella punta di giallo che crea il beige; ha detto  alle vie di mezzo, raggiungendo quel compromesso tra black&white, che di nome fa grigio. Ha usato il cielo con le sue costellazioni imprimendolo sui vestiti, e il verde dei prati per i drappeggi vorticosi, e il colore dell’amore lo ha infuso in ogni cucitura del più minuzioso dettaglio di ogni sua collezione. È un Re che ci ha guidato ad essere manager di noi stesse, con un blazer di flanella poggiato su una blusa chiusa da un grazioso fiocco, la stringata in vernice da uomo abbinata all’abito sagomato dalla gonna morbida. Con le mani in tasca che altrimenti non sapremmo dove metterle quando camminiamo in strada da sole e in nostra compagnia. È il Re che ha dato spazio ai giovani aprendogli le porte del suo Teatro e si è ribellato alle ingiuste forzature di un calendario della settimana della moda, troppo corto per la sua Milano. E in quattro decadi ha creato un regno autonomo ed indipendente da far invidia agli imponenti gruppi del lusso che reggono questo mondo.

È un Re che ci ha fatto sognare e stupire e commuovere ed impressionare con le sue creazioni, sempre nuove e mai banali. Con la sua stravaganza, diventata il tratto distintivo di uno stile: mai eccessivo e ridondante ma minimale e disadorno eppure ricco di vezzi, preziosi e discreti. È il Re senza sangue blu a cui il mondo intero ha consegnato le chiavi del regno della Moda, ottenute a suon di coraggio e sacrifici e la forza di credere nell’idea di creare un marchio forte e riconoscibile. È il Re che oggi festeggia il suo quarantesimo compleanno da stilista, ad ottanta anni di età, continuando a regalarci emozioni uniche e spettacolari, rompendo lo schermo di vetro con la potenza delle sue strabilianti creature di stoffa e dimostrandoci che credere nei sogni è l’atto più coraggioso che un uomo possa compiere. Grazie Mister Armani. Grazie Re Giorgio.

Giorgio Armani fotografato da David Lees, 1979
Giorgio Armani fotografato da David Lees, 1979

Un nome, un aggettivo, una stella sulla Walk of Fame, una copertina di Time, un hotel, un abito sul red carpet, un’idea, uno stile, un modo di essere. La storia della moda: Armani.

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One thought on “STORIA DI UN RE E DELLE SUE PRINCIPESSE

  1. Re Giorgio e’ sempre Re Giorgio…le sue creazioni di moda sono sempre state all’insegna dell’eleganza e della raffinatezza ….contrastando sempre l eccesso e perseguendo sempre il minimalismo .
    Valentina

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