LASCIATE OGNI SPERANZA (OH VOI CHE VOLETE ACQUISTARE CHANEL!)

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Ho un desiderio. Ho molti desideri, a dir la verità. Anzi, ho una wishlist grande quanto il debito pubblico italiano. Si, forse leggermente meno. Però tra i tanti desideri ne ho due che condividono lo scalino più alto della lista-dei-desideri-utopici-irraggiungibili-e-inarrivabili. Due desideri che hanno a che fare con la Moda (c’era da scriverlo?) e il Lusso (c’era da puntualizzarlo?). Quello visibile ma sussurrato a voce bassa, bassissima. Iconico e classico e senza tempo. Ho due desideri dei desideri che potrebbero tranquillamente uscire da quella lista per essere annoverati tra i – tanti – sogni che compongo ogni giorno. Uno è beige, l’altro nero. Entrambi in pelle. Uno in saffiano, l’altro mattelassé. Tutti e due francesi. La Birkin di Hermès e la flap 2.55 di Chanel. E se la prima più che desiderio e sogno è sempre apparsa come un miraggio, nell’altra avevo riposto una più timida speranza. Che se solo fossi nata nei primi anni Ottanta anziché Novanta e avessi alle spalle un decennio in più, alle stesse condizioni economiche, forse forse le avrei avute entrambe. Ma, ad oggi, la certezza è che la Birkin la inserirò come unico regalo nella lista di nozze di un matrimonio che non s’avrà da fare, perché mia nonna lo dice sempre che il marito giusto per me non è ancora nato. La 2.55, invece, quella che Mademoiselle Coco ha creato lo stesso anno in cui è nato il mio papà, resterà li, nella lista-dei-desideri-utopici-irraggiungibili-e-inarrivabili. Con mio sommo dispiacere (ma se Kaiser Karl, casualmente, scoprisse questo angolo virtuale e volesse premurarsi di inviarmi una scatola nera con nastro e camelia bianca, sei lettere incise, e un foglio di velina che avvolge amorevolmente quel capolavoro fatto di morbidissima pelle di agnello delimitata in losanghe e con catena dorata, Stefy ringrazierebbe. Di cuore).

Ci speravo. Credevo che sarebbe stato il mio regalo di laurea. Dopo tanto studio e tanti sacrifici, dopo anni ed anni spesi a risparmiare per quel cadeau che nella mia mente profumava di pelle costosissima e metallo dorato, pensavo che sarebbe stata mia. E invece no. Neppure lei. Nemmeno la quintessenza della Moda, il pezzo da custodire gelosamente nell’armadio (meglio in cassaforte) e da lasciare in eredità ai nipoti (sempre di quel matrimonio che non s’avrà da fare) che lo tramanderanno alle generazioni future che potranno dire orgogliose “la mia antenata aveva una Chanel”, niente. Nemmeno quella.

È svanita ogni speranza da quando, qualche giorno fa, ho letto dell’adeguamento dei prezzi – che rima con aumento – dei grandi classici della Maison di Rue Cambon. La 2.55, la Boy, la 11.12 lieviteranno del 20% nella zona Euro, resteranno stabili negli Stati Uniti e Regno Unito e subiranno un decremento in Cina e Giappone tanto che già ieri i negozi Chanel di questi ultimi due paesi erano affollati come Via dei Condotti il primo giorno di saldi fino ad un paio di anni fa. Per farla breve, oggi la 2.55 costa CINQUEMILA EURO a fronte delle poco più di tremila monetine quando ho inserito il mio desiderio nella famigerata lista-dei-desideri-utopici-irraggiungibili-e-inarrivabili. Un prezzo impossibilmente alto per me che per risparmiare la prima cifra a tre zeri impiego all’incirca seicento giorni, moltiplicati per cinque volte darebbe come risultato un decennio per ottenere una caviar black che, a quel punto, sarà già stata sostituita da altre borse feticcio, forse non Chanel ma comunque di tutto rispetto.

Quindi, l’unico Chanel della mia vita sarà il Coco Noir e a stagioni alterne il Numero 5, mentre il beauty case resterà il solo guardaroba popolato dai prodotti della Maison della doppia CC – che almeno i prezzi dei fondotinta son competitivi!

Coco Chanel e la flap 2.55
Coco Chanel e la flap 2.55

P.S. Kaiser Karl, anche se non potrò mai portare a spalla una Chanel, continuerò sempre ad ammirare tutto ciò che Voi, la Vostra genialità ed il Vostro estro artistico vorrete proporre. Per sempre. Nei secoli dei secoli. Amen.

In alto il finale della sfilata Chanel, primavera/estate 2009, quando Karl Lagerfeld ha fatto ricostruire all’interno del Grand Palais la facciata della storica boutique parigina della Maison.

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