IL PARADOSSO DI MARC JACOBS

image“the allure of things that you find beautiful, and the allure of things that you don’t find alluring” image

Lo amo. O forse no. Si, lo amo. Anzi, a stagioni alterne potrei amarlo. Però non l’ho amato per due collezioni consecutive ma in fondo anche non amare è amore. E poi cosa importa se l’ho amato o l’amerò, ora lo amo. Si, sono caduta vittima dell’incantesimo di Marc Jacobs. Ieri notte, mezzanotte e quindici minuti primi. Secondo più, secondo meno.

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Dicono che ad un certo punto della giornata si perde la connessione con il mondo terreno per esplorare l’universo onirico. A volte un bicchiere di vino può anticipare il momento e facilitare l’avventura. Spesso un mal di testa aiuta il ricongiungimento con Morfeo. Altre volte basta solo una giornata stressante, due braccia che ti tengono stretta, un piumone caldo ed un cuscino morbido. Poi c’è chi soffre di insonnia – come me – e fatica a chiudere gli occhi e ancor più ad aprirli una manciata di ore dopo, ma ha imparato ad impiegare il tempo che separa la notte dal sonno restauratore e ha capito come accompagnare quegli attimi in attesa di una diretta che non accenna ad iniziare. Una Schweppes al pompelmo, un toast veloce ed un film in tv mentre tutto il resto del mondo segue ventidue giocatori che prendono a calci un pallone. Una maschera idratante da lasciare in posa tutta la notte e una passata di smalto sulle unghie, tanto ci penserà zio Marc a far si che asciughi prima di trovare riposo tra le morbide lenzuola di seta. Qualche canzone di quelle da canticchiare distrattamente tra un’occhiata all’agenda ed una telefonata all’amica. E poi lui, finalmente Marc. O meglio, prima di lui, arrivano gli altri: gli ospiti, gli invitati del front row e quelli del backstage, le modelle e quegli scatti rubati ad uno chignon composto, annodato sulla fronte. Poi il setting che ricorda vagamente le pareti volute da Diana Vreeland – rosso e grigio, passione e tristezza. Manca poco, the show is about to start. Cuffie nelle orecchie per immergersi in quell’atmosfera magica ed immaginare di essere li, in un angolo nascosto della sala, ad ascoltare le veementi note del Requiem For A Dream diffondersi nell’aere.

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È una sfilata ma sembra più uno spettacolo teatrale in cui le modelle sono delle attrici che interpretano una di quelle tragedie greche dal triste finale. Malinconia, angoscia, dolore. Sembra una marcia militare, cadenzata da una sequenza di elementi come passi che si susseguono, uno dopo l’altro. Nero, quadri, paillette, pelle, nero; broccati, cristalli, pelliccia, nero; righe, pitone, tulle, nero. Tutto torna al nero, rigoroso e austero, preciso. L’unico filo conduttore che parte dal tubino a quadri inframmezzato di pannelli di paillette e arriva ai lunghi abiti da sera burgundy legati sulla nuca da un semplice fiocco, nero. Il più scuro dei colori funge da base del mosaico da comporre di piccoli tasselli cangianti. La silhouette longilinea del tubino a quadri si gonfia su gonne New Look: ampie e vaporose, plissettate, incrostate di cristalli, portate lunghe fin sotto il ginocchio e a coprire le caviglie. Le giacche si strizzano in vita con basse cinture lasciate cadere sul fianco e si arricchiscono di maniche in pelliccia e colli di volpe. I cappotti si elevano a rango di vere opere d’arte: la stampa pitonata si fonde col leopardo, il bouclé diventa una superficie pixelata e metallica, le cappe si adornano di luminescenze degradé che colorano i bordi armonizzandosi sulle lunghezze. I completi sono rilassati, morbidi, quasi che vestirsi di rosa e portare una stola di pelo in mano sia una semplice azione quotidiana e abbinare maxi cuissardes in coccodrillo ad abiti in tulle trasparente e coprirsi di jais sia uno stato della mente più che una richiesta da red carpet. Tutto è misurato da Marc: gli eccessi stilistici sono calibrati dall’uso dei colori, gli accessori esagerati sono ridimensionati dalle forme classiche. Sembra una collezione di alta moda in cui il rigore militare è solo un mezzo per raggiungere la perfezione, l’ideale a cui tendere per creare oggetti del desiderio che attrarranno molti, convinceranno pochi ma saranno l’ossessione di tanti. Perché la moda è un paradosso e come tutte le contraddizioni: ami fino a quando odi; odi fin quando ami.

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