L’HAUTE COUTURE IN DIFFERITA – PARTE 2

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L’alta moda ha quello strabiliante potere di farti sognare, di condurti in luoghi paralleli in cui tutto sembra avere una consistenza immateriale. Evanescente, come quei tessuti che si rarefanno sulla passerella e si confondono con il corpo sul quale sono adagiati. Impalpabili e lucenti quasi fossero delle fonti luminose che accecano ad un solo sguardo.
L’alta moda è un esercizio di stile per menti che hanno quell’immensa abilità di esplorare territori lontani. Impervi, in cui il designer diventa un trapezista che cerca di trovare un equilibrio perfetto tra il less e il more per raggiungere il giusto che è sinonimo di perfezione.
L’alta moda è il regno del sogno. Quello che ti fa emozionare per il dondolio di una gonna dalle forme ampie, per i bagliori luminosi di un abito bianco ricoperto di cristalli, per le applicazioni floreali ed i ricami fatti di pietre diligentemente allineate.
L’alta moda è la favola con cui cibare gli occhi e dissetare il cuore che si nutre di sartoriali emozioni.

 

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L’alta moda è l’incanto della cultura orientale e di Giorgio Armani che sa come tradurre i simboli di un universo tanto lontano quanto prossimo ai canoni estetici occidentali, partendo dalle piccole cose. Una pianta di bamboo dal fusto alto e longilineo diventa il simbolo della collezione che festeggia i dieci anni di Armani Privé. Forte e robusto all’apparenza, ma dalle foglie delicate come lo chiffon usato per sagomare le bluse, e le giacche sulle quali si ripetono insistentemente le stampe di questa pianta. Affusolato, come le linee allungate dei pantaloni palazzo in mikado che sfiorano le caviglie e i blazer tagliati all’altezza dei fianchi e le gonne plissettate in lieve organza. Tutto riconduce al motivo principale, il bamboo, che si disfa in micro cristalli sui corpetti da sera, si confonde nelle trasparenze delle maxi skirt, si ramifica sul long dress azzurro a balze orizzontali e si arricchisce di paillettes nere negli abiti in blu brillante. Anche i colori esplorano le varie sfumature del bamboo creando una palette che abbraccia i toni tenui del beige, malva, verde giada, acquamarina, blu, nero. Decisi eppure fragili, una chiara espressione della donna Armani che alterna il caban a losanghe all’abito impreziosito di piumette e abbina il pantalone morbido al top interamente costituito di canottiglie. Forte ma fragile, due anime opposte in un solo corpo tenute insieme dalla cintura judo che fa da trait-d’union tra i due mondi che sin incontrano nell’emisfero di Giorgio Armani.image image image image image image

 

L’alta moda è seguire un sogno che dalle luci scintillanti di Beirut, attraversa il glamour hollywoodiano e sbarca nel giardino di una Riviera in Levante di Elie Saab. Un’oasi botanica verde nella quale i tulipani sono gli unici fiori che sbocciano sugli abiti a corolla. Colorati di quelle nuances delicate e tenui. Ricamati sui leggeri veli di tulle da cristalli e paillette. Disegnati da piume di struzzo che bordano le maniche, scolpiscono le spalle, si spiegano sulle gonne e si annidano sui bustier dress. È un sogno che alterna la leggiadria dello chiffon nei toni cipriati dello champagne, del pesca e dell’azzurro alla vividezza del lime e alla fissità del nero. È un sogno votato alla preziosità dei materiali e delle forme che donano quell’aura di regalità al mini abito in stampa floreale e al long dress con gonna a sirena. È un sogno che trova la sua massima espressione nella sposa che chiude la sfilata, vestita di bagliori iridescenti che tingono di riflessi rosati il più candido bianco, creando un’eterea visione. image image image image image image image image

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