CINQUANTA SFUMATURE IN SPLENDIDO TECHNICOLOR

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Voglio tutto. Tutto. Che sia tutto della collezione di Stella Jean. Nessun capo escluso.

Nei giorni a venire – e nei mesi e spero anche negli anni a venire – ripeterò questa parola un attimo si e l’attimo dopo anche. Voglio tutto è un po’ il leitmotiv delle mie settimane di moda milanesi e in parte francesi. Perché ci sono stilisti ai quali non riesco a dire no. Non so trovare un difetto che sia un orlo troppo lungo, un tessuto non particolarmente accattivante o una stampa eccessivamente colorata. No. Eppure la maggior parte dei capi ai quali non so dire no sono proprio quelli che non indosserei mai ma sulle altre stanno così dannatamente bene che non puoi non innamorartene. E il primo voglio tutto è per Stella Jean.
Una collezione etnica ed etica che ha come motivo ispiratore Haiti, città natale della madre della stilista. Un villaggio proiettato sulle gonne come fosse un dipinto naïf. Gli autobus caratteristici di quel minuscolo pezzo di terra che guarda al mare stampati sui cappottini dalle linee enfatizzate. Le scene di vita quotidiana, di donne, ripetute ossessivamente sulle lunghe tuniche bianche e sulle t-shirt e sulle giacche tagliate ad A. Le longuette a tubo dai motivi eccentrici si alternano a quelle ampie, corte e midi, in taffetà. Mentre le camicie a quadri e le maglie oversize alludono alla squadra di Port-Au-Prince che caratterizza le prime uscite. E i colori: vividi, sgargianti, mixati tra loro a creare tinte ancora più forti e brillanti.
Lo stile di Stella Jean è unico ed inconfondibile: multietnico nell’anima ma borghese nelle forme. Con linee strutturate, accentuate, scolpite come fossero impalcature stabili a sorreggere un mood frivolo, banale, semplice e povero che cela la collezione. È una alternanza misurata di stampe e materiali setosi, di decori preziosi e bijoux d’impatto scenico. È vita fervida di quei piccoli villaggi isolati dal mondo che Stella Jean riscopre, una stagione dopo l’altra, e riporta alla luce. E quel sole che non smette di illuminare ogni minimo dettaglio di un paesaggio di Haiti distrutto dal terremoto del 2010 e che non vuole concedere spazio all’autocommiserazione. Uno stile netto, deciso, multiforme e multicolore a cui non si può resistere e di fronte al quale non si può che dire di voler tutto.

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