QUALCOSA DI VECCHIO, QUALCOSA DI NUOVO, QUALCOSA DI BLU.

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Un wedding planner direbbe che i matrimoni vanno organizzati nei minimi particolari e con largo anticipo così da prenotare la chiesa un anno prima della data prescelta e avvantaggiarsi di due anni per versare la caparra per il ristorante. La sposa vestirà di bianco, simbolo di purezza oltre che di eleganza; indosserà qualcosa di vecchio, di nuovo e di blu – sono vivamente consigliate le Hangisi cobalt blue di Manolo Blahnik per essere impeccabili. Lo sposo porterà lo smoking di sera e il classico completo con tanto di cravatta argento laminato di giorno. Le damigelle saranno vestite come meringhe con così tanto tulle che nemmeno Monique Lullhier riuscirebbe nell’impresa, a lei molto cara, di far sembrare la donna un pasticcino con doppio ripieno alla crema. Mia nonna come suo solito aggiungerebbe che “di Venere e di Marte non si sposa e non si parte” ma le nozze nel secondo giorno della settimana sono state sdoganate ormai da tempo. Potrei scrivere ore e ore sui matrimoni e sul Galateo delle nozze perfette tanta è l’esperienza accumulata in partecipazioni a cerimonie – rigorosamente altrui – e serate in compagnia di Real Time con Enzo Miccio che tentava di salvare il salvabile o di inventare l’immaginabile. Ma siccome questa non è una guida per futuri coniugi veniamo ai problemi, quelli seri, mica il dubbio amletico se scegliere un bouquet di peonie o rose bianche!
E così mi ritrovo quasi alla fine del mese di agosto anno Domini 2014, con un invito che speravo fosse stato smarrito in un qualsiasi ufficio di Poste Italiane, ad arginare la classica sindrome pre-matrimoniale che colpisce tutte le invitate alle nozze. Perché la cerimonia è prevista per l’undici settembre e ho meno di tre settimane per scovare un vestito, una scarpa, una pochette, qualche accessorio, l’acconciatura perfetta. Cercando di non sforare il budget già largamente esaurito con i saldi estivi e l’ultima sessione di shopping post saldo che avrei sicuramente potuto evitare. Sfoglio album fotografici tentando di ricordare cosa ho indossato e quando e chi era invitato all’evento. Con la speranza di riuscire a riciclare qualche capo dal mio modestissimo quanto esiguo guardaroba, evitando di inciampare in orrende cadute di memoria – perché la famiglia è sempre la stessa, le persone ricordano e le foto parlano.
Qualche tempo fa per i matrimoni spendevo alcune centinaia di euro per acquistare un outfit completo con abiti che non ho mai più indossato, borsettine frivole e scarpe che si intonavano perfettamente alle nuances dei fiorellini ricamati sul vestito in chiffon. Moltiplicando il tutto per tutti i matrimoni ai quali sono stata invitata si ottiene come risultato interi stipendi sprecati e un armadio dedicato interamente alla sezione nozze. Con il tempo, invece, ho capito che l’arte del riciclo è fondamentale per sopravvivere agli inviti non pianificati da lunghe ricerche al prezzo più basso.
Perché se la sposa deve indossare qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo e qualcosa di blu, chi vieta alle invitate di fare altrettanto?

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